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Cos’è il design thinking e come si applica

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L’hai sentito nominare e sei curioso di saperne di più? Magari lo hai letto da qualche parte in un rivista o sito, oppure hai sentito amici e colleghi che ne parlavano? Immagino di si e, se sei giunto qui, molto probabilmente vuoi saperne di più su cos’è il design thinking.

Ottimo, in questo articolo infatti cercherò di analizzare il termine in maniera facile e più esaustiva possibile, cercando di fare chiarezza su che cos’è il design thinking e come lo si applica in maniera corretta.

Prima di tutto, bisogna sapere che oggigiorno le ricerche di innovazione e di nuove idee, hanno creato spinte rivoluzionarie mai viste prima e sempre più agguerrite tra di loro.

Le aziende cercano costantemente di immettere prodotti nel mercato superiori alle concorrenze, mentre i progettisti freelance sono perennemente alla ricerca di soluzioni che possano dare svolte rivoluzionarie al fine di sopravvivere nel mercato globale.

A causa di questo “marasma” concorrenziale è facilmente intuibile come, per rimanere al passo e non essere superati, sempre più prodotti risultino inutili o poco funzionali al loro scopo.

Questa è una causa naturale e consequenziale, derivata soprattutto da una scarsa ricerca progettuale iniziale e da un errato processo creativo.

Ecco che qui, come risposta ai problemi, entra in gioco il design thinking!

Ma ora direi che possiamo terminare con le premesse iniziali, e iniziare subito cercando di fornire immediatamente una risposta su che cos’è il design thinking!

Che cos’è il design thinking?  

Prima di rispondere al quesito “cos’è il design thinking”, facciamo un passo indietro e rispondiamo ad un’altra domanda: “come si progetta tradizionalmente?”.

Normalmente, quando si inizia un processo creativo, la prima cosa che si fa è individuare il problema, successivamente vengono definiti i passaggi e le modalità da compiere per il raggiungimento della soluzione; a questo punto si passa all’attuazione ed infine si aspettano i risultati sperando che siano positivi.



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Non si può affermare che non sia un metodo fallimentare perché può capitare che il progetto funzioni e che porti ottimi risultati, ma non si può nemmeno dare per scontato che sia infallibile e sicuro.

È sicuramente facile e veloce ma non così efficace: il problema identificato può essere errato e/o la soluzione finale non adatta.

Il design thinking, al contrario del metodo tradizionale, non parte da un problema ma dai bisogni della gente che, tramite osservazioni accurate e cognizioni culturali contestualizzate, conducono sempre ad un risultato certo.

In parole povere il design thinking è un processo creativo incentrato totalmente sulla persona, in cui il designer/progettista crea soluzioni su bisogni individuati, facendo decidere all’utente se un prodotto può essere realizzato o meno.

Quali criteri deve soddisfare il design thinking?

 

cos'è il design thinking

 

Terminata la spiegazione su che cos’è il design thinking, direi che possiamo analizzare un altro aspetto molto importante, ovvero: i criteri del design thinking.

Infatti, questo particolare processo creativo, si serve e fa uso di tre criteri molto importanti: dev’essere desiderabile da parte del mercato o dagli utenti interessati, dev’essere fattibile a livello tecnologico e produttivo ed infine dev’essere proficuo economicamente.

Seguendo questi criteri e applicandoli in maniera corretta, il prodotto o servizio risulterà estremamente competitivo ed appetibile nel mercato e dai possibili compratori.

Quali sono i passaggi da seguire? 

Al fine di realizzare un prodotto che possa soddisfare a pieno il bisogno dell’utente, è necessario seguire passaggi fondamentali per una corretta esecuzione secondo la logica del design thinking.

Questi passaggi, tutti estremamente importanti, risultano facilmente applicabili e sono questi cinque:

1. Individuare il problema

 

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L’identificazione di un problema non è sempre così semplice e scontata.

Spesso ci si può imbattere in problemi che distraggono da quelli veri, ed è per questo motivo che un buon processo di osservazione risulta importantissimo per individuare la giusta causa.

Rimane di fondamentale importanza restare sempre concentrati sull’utente preso in esame, nonché porsi delle domande per capire i suoi bisogni effettivi, per cogliere al meglio il vero bisogno latente.

2. Individuare le soluzioni

 

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In questa fase, si iniziano a trovare le possibili soluzioni al problema individuato.

Bisogna far molta attenzione a non soffermarsi solo ed unicamente ad una prima idea, ma soprattutto si deve diffidare dalla classica e ovvia ipotesi.

Arrivati a questo punto, è necessario trovare alternative – meglio ancora se in gruppo o con l’aiuto di un’altra persona – perché nessuna idea è stupida e tra queste sicuramente si nasconderà quella che farà al caso tuo!

Una meccanismo che funziona molto bene per quanto riguarda la raccolta delle idee, è quello di scriverle su dei post-it colorati e appenderli al muro; può sembrare banale, ma questo metodo stimola molto la mente.

3. Creare il prototipo

 

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Il passo successivo è proprio quello di definire la miglior soluzione tra tutte quelle che abbiamo ricavato.

La soluzione scelta, sarà quella che risponderà in maniera ottimale al problema inizialmente individuato e al bisogno dell’utente.

Successivamente, superati questi step iniziali, si inizierà con la realizzazione di un prototipo.

L’obiettivo è estremamente cruciale: solo tramite questo processo si riesce veramente a capire se un prodotto funziona, se le sue caratteristiche sono progettate in maniera corretta, se risponde al bisogno dell’utente e, in caso contrario, capire al meglio quali modifiche apportare.

Ricordatevi che ne nessun modello 3D, nemmeno il migliore che abbiate mai visto, riuscirà mai a chiarirvi le idee come solo un prototipo ben realizzato sa fare!

4. Raccogliere feedback

 

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Hai realizzato il prototipo e ti senti convinto del tuo prodotto? Bè, sappi che l’ultima parola non spetta a te! Ma se credi che il tuo progetto sia stato ben realizzato e pensi di aver fatto un buon lavoro, nessun ti vieta di iniziare a produrlo.

Ma prima di fare ciò, sappi che è molto importante raccogliere opinioni sul tuo progetto interpellando pareri di altre persone.

Il motivo è molto semplice: spesso, quando siamo alla fine della realizzazione di un prodotto, può capitare che ce ne innamoriamo.

In altre parole: abbiamo lavorato tanto per arrivare alla fine, abbiamo consumato tempo ed energie, ed essendo la “nostra creazione”, ce ne siamo affezionati.

Questo può oscurare il nostro pensiero critico e far apparire ai nostri occhi il lavoro perfetto.

Invece è molto importante capire cosa pensano le altre persone del nostro lavoro, accettando quindi ogni tipo di critica, purché costruttiva, considerandola un’opportunità per migliorare il prodotto e renderlo assolutamente ottimale!

D’altronde il design thinking mette al centro le persone e i loro bisogni, ma come facciamo ad eseguirlo al meglio se non ascoltiamo quest’ultime?

5. Perfezionamento e completamento

 

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Raccolti i feedback delle varie persone – ovviamente parliamo di critiche costruttive e sensate – non ci resta che metterle in pratica andando ad apportare le modifiche al progetto e, alla fine, realizzare un nuovo prototipo con tutte le rettifiche applicate.

A questo punto, possiamo affermare sia che il prodotto è terminato sia che ogni miglioramento è stato eseguito e non resta altro che immetterlo nel mercato!

Consiglio personalmente di raccogliere ulteriori feedback, prima di dichiarare il lavoro finito…non si sa mai!

 

Come possiamo vedere, il design thinking è uno strumento molto importante per qualsiasi designer (dal graphic al product ), poiché è in grado di migliorare la qualità delle decisioni, ridurre i tempi e i costi dell’operato (meglio prevenire che rivedere a lavoro ultimato), permette di capire qual è l’effettivo problema da risolvere, ed inoltre rende il tuo lavoro più efficiente e fluido.

 


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Cos’è il design thinking e come si applica ultima modifica: 2018-01-22T07:55:02+00:00 da Federico

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